Viaggi

Evento Chocovenezuela e scoperta del cacao Pariano, Barlovento e Chuao

Il viaggo stavolta comincia già dal giorno prima del volo verso Caracas; già, proprio così perchè da noi a Belluno mercoledì è nevicato moltissimo. E io che giovedì avevo l'aereo da Venezia per Caracas, ho passato tutto il pomeriggio a spalare neve, altrimenti non riuscivo ad uscire con la macchina; 40 cm in poco più di una mattinata, quasi pensavo di rinunciare, ma la voglia di conoscere il famoso cacao venezuelano da vicino, unito al fatto di essere uno dei pochissimi europei invitati all'evento, mi ha dato la carica giusta. E di spalata in spalata, giovedi mattina sono regolarmente partito.
Regolarmente si fa per dire, perchè tanto per non accavallare troppi impegni, il mio volo faceva scalo di transito per un ora a Roma, e lì grazie alla CNA, avevamo organizzato una intervista al TG2 per parlare della bocciatura della Comunità Europea alla legge italiana che consente di chiamare puro il cioccolato a base di solo burro di cacao; neanche a farlo apposta, la troupe guidata dall'amico Di Lazzaro si trova bloccata nel raccordo anulare. Ci scambiamo almeno 10 sms, e la tensione mi sale perchè mancano soli 20 min al mio imbarco, quando ecco spuntare la Mercedes grigia di RAI 2.
Pronti via! Con la velocità e la professionalità dei cameraman, in 3 minuti facciamo l'intervista. Buona la prima e senza troppi indugi, li saluto frettolosamente e via di corsa (mi allenassi un pò, cribbio) al gate.
Per fortuna il volo Alitalia ha mezz'ora di ritardo, e un pò strafumato mi concedo una cosa che un po ho sempre ripudiato: un “ Tronchì“. Vabbè il buon Dio della qualità mi perdonerà! 
Salgo sull'aereo e mi ricordo di quanto indietro è l'Italia: un Boeing 767 di almeno 20 anni, senza tv e intrattenimenti di bordo! Si prepara un volo lungo, molto lungo. Mi chiedo: ma è mai possibile che un biglietto da visita come la compagnia aerea di bandiera non sia almeno una facciata da spendere bene? Giro il mondo in lungo e largo, ma un aereo tratta intenazionale così sono almeno 5 anni che non lo trovavo più!
Volo lungo e con solo un pasto, vabbè meglio così, tanto non era neanche buonissimo. Arrivo a Caracas, e mi fanno passare tutti i controlli passaporto in modo molto superficiale, avrei detto il contrario... Cito che il buon Chavez si guarda bene di tutelare il suo paese, ma meglio così anche perche in valigia ho tutto il mio armamentario per fare le dimostrazioni e i corsi per gli chef venezuelani: coltelli, spatole, bombole di colore, insomma quasi un mezzo terrorista dei fornelli.
All'esterno mi aspetta Michael, un tassista disponibile e che mi parla solo delle belle donne che ci sono in Venezuela; al che capisco che il motivo di visita principale degli europei è il turismo sessuale. Sto un pò al gioco, anche se più passa il tempo e più si addentra in dettagli particolari; al che penso quasi di dirgli che sono omosessuale, cosi cambiamo discorso... ma forse meglio di no, va.
Arrivo finalmente in hotel Continental, dove mi accoglie una ridente “mujer“ che cerca di spiegarmi come quel clima e arredo vintage anni 70 siano una scelta, e che non osi minimamente pensare che sono originali e che in 40 anni non li hanno ancora cambiati; infatti sono talmente stanco che non penso a niente. Ma aperta la porta della camera, mi sarei accorto anche ad occhi chiusi del vecchiume che mi stava attorno, non fosse altro che per l'odore di naftalina, misto a fumo. Ma sono stanco e ciò mi aiuta.

Venerdi 3 dicembre

Mi alzo prestissimo anche perchè il fuso orario non mi fa riposare al meglio. Scendo e mi metto a lavorare al PC nella lobby; si perchè in camera non c'è Internet, e faccio colazione: un misero banchetto con cornflakes, latte freddo e caffè americano. Ma la cosa non mi stupisce, perchè il mio amico Silvio mi aveva gia preparato alla cosa, e quando sei preparato a stare in trincea, il tutto è piu facile.
Andiamo in Camera di Commercio dove ci attende Daniela, che tanto per cambiare ci rintuzza con una serie di battute da pisciarsi addosso dalle risate; e mentre ridiamo, la forte pioggia che si è infiltrata nella struttura procura un cortocircuito incredibile, tanto che siamo costretti a lasciare lo stabile; ma poco male, di lì a poco c'era l'inaugurazione del Choccovenezuela.
Arriviamo con buon anticipo alla Fiera e subito ci accoglie Verioska, una stakanovista tuttofare, che in realtà è un po l'anima della manifestazione. Mi fa subito controllare che ciò che gli ho chiesto sia stato acquistato fedelmente, e con mio stupore mi dice di aver dovuto fare quasi 100 km per prendere il pistacchio per la mia ricetta! Incredibile dico io: a saperlo avrei optato per qualcosa d'altro.
La fiera è molto bella, con circa 60 stand tra artigiani e commercianti di cioccolato. Un vero e proprio evento che nulla ha da togliere ai grandi e blasonati eventi italiani, spratutto per lo spirito che si respira, quell'aria di conoscenza e di apertura alle cose nuove tipica di chi umilmente sta scalando la strada del successo.
Mi confermano un pò tutti infatti, che in un solo anno di fiera la professionalità dei cioccolatieri locali si è alzata, e di molto.
E' l'ora del taglio del nastro, in cui io rappresento l'Italia del cioccolato, assieme all'ambasciatore, al presidente della Camera di Commercio, e al segretario dell'ICE.
La cosa che mi stupisce ancora, è come i formalismi non siano proprio di casa in Venezuela; se penso alle stesse cariche nel territorio italiano, mi viene subito il mal di pancia, riflettendo a quanto se la “tirano“. 
Il presidente mi chiede di fare un intervento alla conferenza stampa, e io con il mio spagnolo maccheronico affermo la grande volontà, come presidente di FCO, di realizzare per il prossimo anno una collaborazione ancora più stretta, cercando di portare qui almeno una decina di aziende italiane.
Finiti i formalismi scappo con la mia amica Andrea, uno chef locale con cui domenica dobbiamo fare una fusione gastronomica tra Italia e Venezuela: una pralina con platano tostato. Ma pultroppo il traffico ci attanaglia, e con gran difficoltà riesco solo ad arrivare in hotel in tempo per l'appuntamento con il presidente della Camera di Commercio, che mi invita in una steak-house che ricorderò per tutta la vita, tanto era deliziosa la carne alla brace.

Sabato 5 dicembre

Giornata intensa e finalmente produttiva. Sveglia presto; appena arrivo alla fiera c'è subito la percezione che la giornata non sarà come quella del venerdi, sia per afflusso di gente, sia per la presenza di molte televisioni che mi fanno mille e una intervista.
La super organizzata Verioska, il vero motore del Choccovenezuela, mi fa vedere la cucina e gli ingredienti che mi ha comperato localmente su mia richiesta.
Avevo chiesto delle noccciole e dei pistacchi, ma non appena ho aperto la busta ho subito capito che qualcosa non andava: un odore acre e rancido, altro che le nostre nocciole piemontesi.
A quel punto, io che sono previdente e che avevo portato una piccola quantità di nocciole in valigia, decido ci cambiare la mia esibizione e di far vedere e degustare come può cambiare il gusto del cioccolato cambiando uno dei suoi ingredienti, o meglio usando ingredienti di nazionalità diversa.
La platea rimane allibita dal sentire la differenza tra il gianduja italiano e il gianduja fatto con nocciole venezuelane.
Una signora, Fernanda, mi chiede come poter ovviare a questo problema. Ma pultroppo non conoscendo il mercato locale, non posso consigliarle dove andare a prendere nocciole e pistacchi italiani (ammesso che ce ne siano).
Siamo quasi alla fine, quando una pioggia torrenziale inizia a battere per più di mezz'ora: tutti i presenti scappano velocemente, perchè di lì a poco dicono, le strade non sarebbero state piu praticabili; si perchè ogni pioggia forte che avviene a Caracas fa sì che le strade diventino degli stagni.
Molto stanco, la sera tiro un pacco da paura ai miei amici e me ne vado a letto, un pò gongolando perchè la domanica mattina ho appuntamento con Andrea, una mia amica venezuelana che mi ha promesso di portarmi a colazione in un posto finalmente accettabile.

Domenica 6 dicembre

Ancora non riesco a prendere il fuso orario e mi sveglio alle 6 del mattino. Passo un pò di tempo al PC finchè non arriva Andrea; partiamo subito, ma mentre io mi sto gia pregustando una colazione sontuosa fatta di croissant alla francese, succo d'arancia e papaia, con un sorriso spiazzante mi dice “facciamo colazione a casa mia“ il che potrebbe essere anche un bene, oppure....
Oppure mi porta a casa, un bell'appartamento al 17.mo piano di una palazzina nuova, e assieme mangiamo un pò di arepa con marmellata d'ananas; non era proprio la colazione che speravo, ma la roba era buona e l'ambiente famigliare: insomma alla fine la migliore.
In fiera tutto procede, e finalemente dopo giorni di piogge a fiumi esce il sole, e si vede subito un aumento  del pubblico. Tanto che alle degustazioni le sale sono troppo piene, e gli organizzatori stentano a far star dentro le persone. 
Ma la cosa più bella della giornata è l'incontro con il signor Perez dell'azienda “Mi poemas“, un ingegnere meccanico che per passione aiuta l'anziana madre nella preparazione del cioccolato. Con lui concordiamo di andare nella sua azienda mercoledì, e mi avverte subito che a causa gli allagamenti, un pezzo di strada dovremo farla con il trattore.
La giornata sta finendo, ma mi manca ancora da fare la cosa più bella: una demo live dove presenteremo un abbinamento tra Italia e Venezuela: il Platano fritto con cioccolato e rhon.
La gente è estasiata, e i 50 cioccolatini che prepariamo vanno bruciati in 30 secondi. La serata la passo in un ristorante italiano a ridere con il mio amico Silvio, e a parlare dei nostri progetti futuri... ci mancava solo il sigaro !

Lunedi 7 dicembre

Finalmente un giorno di relax, mi alzo tardi e vado a fare colazione per strada. Solo, sperando di trovare una pastelleria che mi possa dare almeno un dolcetto, dopo 1 ora di cammino la trovo e mi strafogo 2 fettone di torta di carote con un thè neanche male; non faccio a tempo a terminare che mi chiama Daniela... altri impegni ! 
E invece come succede alle volte, le notizie sono meno belle di cio che si pensa. Già perchè il viaggio a Barlovento siamo costretti ad annullarlo causa mal tempo. Non mi resta che Paria (che non è il titolo di una canzone) ma la cruda verità, anche se tutti mi rinfrancano essere un posto bellissimo con molte finche di cacao criollo ben lavorato; ma io sono un pò come san Tommaso... prenotiamo un volo da Caracas a Cumana.
Ore 14.00, dopo un pranzo a base di punta tracera (un taglio di carne locale molto saporito), prendo un taxi salutando tutti, e me ne vado all'aeroporto. Mancano 5 ore al volo e l'aeroporto è a meno di 30 km; ma qui in Venezuela nulla è certo, e infatti riesco ad arrivare all'aeroporto solo 45 minuti prima del volo, con il fiatone e con le palpitazioni, ma ancora non è finita: dopo 4 ore di coda, imprecando per arrivare in tempo, le hostess della compagnia venezuelana mi dicono che il volo è ritardato di 2 ore!
Ore 19.00, mi appoggio allo schienale di una sedia nella sala d'attesa dell'aeroporto e mi addormento. Questo è molto pericoloso, perche qui nessuno si preoccupa se resti giù dall'aereo... Allora inizio a passeggiare avanti e indietro per il corridio, mi fanno male le gambe e non ho le scarpe giuste per stare in piedi delle ore; finalmente chiamano il volo, ma è una burla. Alla fine prendo il mio volo alle 22.30, circa 45 minuti e sono a Cumanà. 
Ore 23.00, scendo dall'aereo e senza troppe precauzioni mi trovo a passeggiare per la pista di atterraggio chiedendomi: ma come è possibile? ok che sono piccoli, ma qui un terrorista avrebbe l'imbarazzo della scelta sulle possibilità! All'uscita mi aspetta Manuel, il tassista dei sig. Franceschi, un signore di mezza età un pò timido che ascolta musica folkloristica che ama correre in macchina.
Ore 1.00 della notte: finalmente sono alla posata Victoria, carina e con connessione: bene domattina posso lavorare un pò.

Martedi  8 dicembre

La notte la passo male: caldo, umido, stanco... e mi sveglio ogni 5 minuti anche per colpa di certi italiani che continuano a far squillare il telefono, che io tengo acceso anche perchè due giorni fa mia moglie mi ha dato la bella notizia che è nuovamente in attesa... dopo 2 femmine speriamo sia ….
Alle 7 scendo e faccio colazione con un arepita e un pò di marmellata; alle 8 sono già in finca.
I Franceschi sono persone umili che però sanno il fatto loro, e vivono l'agricoltura in modo imprenditoriale. Questo si percepisce bene anche per il fatto che hanno un'impresa con 40 collaboratori, e che stanno costruendo degli edifici nuovi per la fermentazione e per l'essicazione del loro cacao. Ma la cosa più interessante è senza dubbio il magazzino, pulito e organizzato come forse non ho mai visto.
Uno dei fratelli Franceschi mi porta per 4 ore in giro per la finca, facendomi provare diversi cacao; loro ci credono veramente, e molta della loro produzione è criollo, del chuao e porcellana, ma tra tutti spiccano il canoavo e l'ocumare, due trinitari totalmente bianchi che loro chiamano il nuovo criollo.
Josè mi dice che alla fin dei conti l'importante è scegliere piante molto produttive, altrimenti non c'è la sostenibilità vera dell'azienda, e che unito a questo è molto importante replicare le piante, non per semiglia se non per innesto: in questo modo si ottiene una migliore classificazione del cacao stesso.
La visita prosegue e iniziamo a entrare nel tecnico. E qui mi sbizzarrisco un pò: cerco di capire i loro problemi e di aiutarli nel trovare la soluzione, in particolare sulla fermentazione e sulla trasformazione del cacao. Si perchè da un paio d'anni l'azienda ha iniziato a prodursi il cioccolato; questa si che è filiera corta, e qui mi sento davvero utile: vedo che prendono appunti su tutto ciò che gli dico e mi pare di essere quasi di casa, tanto è l'affetto che mi dedicano. 
Le ore passano e passa anche  il mezzodì; prendiamo la strada del ritorno e ci fermiamo a mangiare un un ristorantino, dove bevo la più buona limonata della mia vita. E li ci dilunghiamo 3 ore parlando di affari, o meglio cercando di capire come inviare il loro cacao in Italia e a che costi; la cosa è interessante e loro vogliono concludere.
Abbiamo gettato le basi, ora seguiranno le mail di conferma. Intanto stiamo cercando di organizzare il mio soggiorno per il mercoledi, l'ultimo giorno di Venezuela. Teoricamente se riesco dovrei visitare Greta, una ragazza straordinaria conosciuta al Choccovenezuela, che è specialista nella produzione di prodotti cosmetici al cacao, e sopratutto specialista in massaggi: si sa mai che mi scappi un massaggio ben fatto? Ne avrei davvero necessità.
Alle 16.00 mi ritiro in hotel, che ha una splendida vista sulla spiaggia, a respirare il profumo del mare dei Caraibi.
Ma una nuova buona notizia mi attende: suona il telefono ed è Danielina, che oltre a confortarmi sulla giornata di domani con Greta, mi chiede se sono interessato a visitare anche una fabbrica seminuova che stanno vendendo perchè i soci non vanno più d'accordo: la fabbrica si chiama Chocolate Paria.
Questa mi sembra una grande occasione, si una grande occasione per valutare l'idea di installare un impianto qui in Venezuela con un socio locale che già avrei per le mani…mah.
La sera la passo in giro per Carupano, passeggiando in riva al mare dei Caraibi e sorseggiando una limonata fresca.

Mercoledi 9 dicembre

Ore 6.00 e come sempre mi sveglio di buon ora, anche se dopo 7 giorni il fuso orario un pò mi dà pace. Faccio colazione e aspetto Greta, e dopo un pò di tempo che sono all'esterno ad aspettarla, arriva con una jeep stracarica di valige: si perchè lei da Caracas è rientrata in macchina, un viaggetto di 12 ore circa.
La cosa positiva, oltre al visitare l'azienda di Greta è che assieme a lei c'è Stefania, una ragazza equatoriana davvero esplosiva, dalla mille idee e dalle forti radici umanitarie; con lei instauriamo subito un bel rapporto, tanto che mentre Greta si ferma a prendere un pò di pesce al mercato di Rio Grande, noi iniziamo già a progettare qualcosa assieme, anche se non sappiamo ancora cosa.
Nel frattempo arriviamo a Paria, una penisola baciata dal Signore, un posto vergine e con delle spiagge intatte. Anche se mi sale la voglia di farmi un bagno in cotanto splendore, non scordo che sono qui per lavoro, e mentre Greta prepara qualcosa da mangiare per il mezzodì, io e Stefania visitiamo una piccola fabbrica che confina con la proprietà di Greta, la “Chocolates Paria“ un'azienda che non solo produce cacao, ma che storicamente ha creato proposte di pacchetti turistici “al cacao“ con visita di campo, visita al piccolo museo del cioccolato (una carinissima sala da loro inventata dove si diffonde la cultura del cacao pariano) e sopratutto dove si trasforma cioccolato, una vera unicità in questo posto.
La signora Alida, una delle due socie, alla fine del tour ci dice che desidera vendere, ma la cifra è molto alta. Io e Stefania ci guardiamo negli occhi e iniziamo a ridere... ci stavamo intendendo. Forse con una buona trattativa e con qualche altro socio l'impresa non era impossibile, anche perchè a Stefania e Greta avrebbe fatto piacere acquistare l'azienda di cioccolato, in modo che la stessa potesse processare il suo cacao.
Anticamente l'azienda di Greta e Chocolates Paria erano un'unica cosa, ma poi i  titolari si sono divisi e il marito ha venduto la posada a Greta, mentre la fabbrica è rimasta alla moglie e ad una socia, che ora desiderano vendere.
Inizio con piacere la visita della finca di Greta, che però devo constatare essere meno bella di ciò che credevo: molte infermità e molte piante attaccate dai funghi. Ancora una volta peso tra me e me: va bene produrre biologico, ma le piante non possono nemmeno essere infestate da malattie; è crudele per la pianta stessa, oltre che non essere per niente produttivo.
Mentre visitiamo la finca, insegno qualche piccola nozione al campesinos che lavora la finca di Greta; in particolare mi soffermo sulla potatura della pianta e sull'importanza che tutte le foglie prendano sufficiente luce.
Ci riposiamo un pò e sopratutto ci laviamo grossolanamente, perchè la finca era molto bagnata e la terra era una vera e propria melma. Io peraltro che ho il 45 di scarpe, non ho trovato neanche un paio di stivali che mi andasse bene.
La serata la passiamo cenando: io con frutta (domani parto e voglio restare leggero) e loro con lenticchie e pollo. Mentre ceniamo continuiamo a condividere l'entusiasmo di esserci conosciuti, e iniziamo ad abbozzare una prima collaborazione; dapprima con l'importazinoe in Italia dei prodotti cosmetici di Greta (non v'e l'ho raccontato ma l'azienda di Greta che si chiama Paria Shakti è specializzata nella produzione di cosmetica commestibile a base di burro di cacao, e punto di forza sono le crema “bebe“ per le donne incinte da massaggiare sulla pancia) e in un secondo momento valutare se potrebbe esistere la possibilità di fare una società assieme per rilevare Chocolate Paria.
Saluto tutti e con un pò di malinconia rientro in hotel, sapendo che domani si parte. Mi manca l'Italia, anche perchè mi mancano sopratutto Marta e Arianna, le mie figlie. Però come in Colombia, anche qui lascio un pezzo di cuore... convinto che però verro a riprendermelo!