Viaggi

Milagro y Guayaquil

26 Agosto 2011

Dormo poco ma con gusto, alle 6 sono in piedi, doccetta veloce e vado a fare il desajuno, non so come dire, ma la cosa che più mi mette a disagio è una colazione mal fatta, piuttosto non la faccio, e all'hotel Chachari diciamo che non sono esattamente delle cime: 3 panini di pan brioche, 5 filtri di camomilla ( per la colazione !! ) e 2 uova lesse... il tutto per 20 persone.
Educatamente mi defilo e vado sul Nuovo Malecon a mangiarmi un pò d'ananas fresco appena raccolto, una bontà.
Alle 11.30 ci incontriamo con Silvio e dopo una veloce comida nel comedor vicino all'hotel andiamo al centro de acopio del cacao.
Ad aspettarci 10 agricoltori che hanno partecipato al corso di formazione, interessati ad approfondire ulteriormente le loro conoscenze, il centro è molto indietro, mancano ancora le opere strutturali, e solo stato montato l'essicatore e sono stati portati 3 cassoni per la fermentazione mal fatti, con tutti i giunti in ferro che alla prima fermentazione si sono già arrugginiti tutti.
Ad attenderci Giovanni Ginatta e i tecnici della Universal, fabbrica storica dell'Ecuador con i quali discutiamo sulla nuova tecnica di fermentazione che abbiamo messo a punto, in effetti anch'io ho le mie riserve perché finché non c'è la prova del 9 non si può essere mai certi, però il lavoro fatto e importante e innovativo.
Chiediamo ad Arias la possibilità di avere altre 1500 cabosse da aprire per fermentare altro cacao in modo da avere altri parametri di confronto, aspettiamo 2 ore e come era prevedibile non arriva nulla... allora un pò amareggiati (e qualcuno sull'incazzato) ce ne torniamo a Babahoyo ...serata tranquilla dove partecipiamo con l'alcaldesa KARLA CHAVEZ ai festeggiamenti per l'inaugurazione del nuovo pezzo di malecon.

27 Agosto 2011

Anche oggi mi alzo di buon ora perché sono d'accordo con Victor Ugo di Unocace di andare a visitare una delle migliori finches che sono loro associate.
Alle 8 prendo il Bus per Milagro, molti mi sconsigliano dicendo che spesso i bus vengono attaccati soprattutto quando sanno che a bordo ci sono stranieri, ma sprezzante della cosa e voglioso di fare un esperienza vissuta salgo sul mezzo e via verso Milagro.
Penso che un bus come questo in Italia forse forse era in regola negli anni '50, a prescindere da tende, tendine, amuleti, musica a palla tutte cose "criolle" ma un bullone della ruota svitato non è mica tanto tipico...
La cosa più bella del viaggio sono i venditori di Manì che salgono durante il viaggio proponendoti acqua, cioccolato, platano e manì, una sorta di servizio ristorante ( ha ha ha ) 
Appena arrivati a Miagro la cosa che più impressiona e vedere il gradissimo zuccherificio Valdez e soprattutto le sue immissioni in atmosfera, sembra di arrivare in una centrale a carbone, fumo nero da tutte le parti e un fortissimo profumo di melassa.
Chiamo Don Carlo Gunauer (che non e un prete … qui don e un appellativo di rispetto tipo signor...)
Chiedo al gerente commerciale dell'azienda se potevo fare un giro all'interno dell'immenso zuccherificio e, anche se con qualche difficoltà, riesco a strappare un sì.
Dentro e ancor più stupefacente, enorme con una grande piazza d'armi dove arrivano le canne da zucchero; parlando con un tecnico mi dice che il loro impianto può produrre fino a 50 tonnellate di zucchero raffinato al giorno, e questo solo perché alcune macchine sono vecchie, se le cambiassero potrebbero superare le 200 tonnellate.
Si capisce bene che, come per la Fiat a Torino, questo zuccherificio per Milagro rappresenta una grande fonte di denaro per la gente del posto, tra le persone che lavorano dentro, quelle che coltivano la canna, etc etc.
Dopo un'ora Victor viene a prendermi per andare nella finca sperimentale di Don Vitaliano, un Ecuadoriano di origine italiana; appena ci si avvicina alla finca, si capisce subito che qui oltre al business c'è la passione, una piantagione pulita e ordinata, con solo cacao national arriba. 
Parlo a lungo con don Vitaliano, il quale mi spiega molte cose su come lavora nella sua finca, la cosa più interessante è che per la raccolta non usano il macete; la cosa mi stupisce e approfondisco, perché potrebbe generare infermità alla pianta e contaminarla, magari proprio con il mal del Macete, visto che  questo lungo coltello lo usano per fare tutto, tagliare cabosse, ma anche foglie secche, carne etc etc. 
Con Don Vitaliano ci divertiamo anche a fare delle foto, lui è un attore mancato, sa come mettersi in posa e mi sprona a fotografarlo, gli prometto che pubblicherò in Italia una sua foto.
Nel frattempo Victor mi prepara 50 cabosse che poi mi porterò in Italia, quasi 40 kg di roba...mi preoccupa un pò il peso, perché in Iberia posso portare al massimo 23 kg, al limite le lascerò in aeroporto. 
La finca di don Vitaliano è "sponsorizzata" dal Governo Giapponese, si proprio così e questo perché i giapponesi sono compratori di quel cacao attraverso la ditta francese KAOKA. 
Di tutte le esperienze questa è forse stata la più interessante in tanti anni, soprattutto per don Vitaliano che mi ha promesso che verrà a visitarmi. 
Torno a Babahoyo poiché è lunedì ho degli incontri a Guayaquil decido di portarmi già lì in modo da passare la domenica in una città più interessante.
Partiamo con un taxi, perché Silvio non si fida dell'autobus (e forse fa pure bene) e durante il viaggio facciamo una serie di cazzate come due bambini, prendiamo un cocco da bere e iniziamo a ridere come se nel cocco al posto del latte ci fosse il whisky, il taxista ci guarda sospetto…
La serata la passo in riva al mare mangiando pan di yuca e pollo al miele.

28 Agosto 2011

Oggi giornata di pausa, mi alzo comunque presto per il gran premio di SPA, il gran premio del 20° anno di Shumacher in formula uno. 
Oggi dovrebbe essere arrivata anche Naomi e infatti mi scrive già dalle 6 su facebook.
Esco per un giretto sul lungomare, voglio farmi una bella passeggiata, prendo poche cose, passaporto e macchina fotografica. 
Faccio quasi 3 km e mi addentro nel barrio per vedere un pò come sono le cose lì, vorrei fare delle foto della vita vera, delle persone, delle facce, dei lavoratori, ma di lì a poco, dopo alcuni metri, scendendo una scalinata, vengo aggredito da un ragazzo che mi prende da dietro, afferra la mia macchina fotografica, mi strattona, mi picchia, finché gridando non arriva la polizia che lo mette in fuga.
Tanta paura, un'escoriazione al braccio e il cuore in gola per almeno 3 ore, mi faccio medicare e penso che per difendere la mia macchina fotografica ho rischiato la vita, che sono uno stupido per 600 euro di macchina ho rischiato di lasciarci la pelle.
Rientro mesto in hotel e grazie all'aiuto dei miei amici cerco un pò di distrarmi, mai mi ero sentito in pericolo di vita, il giorno prima avevano ammazzato un padovano e sgozzato un taxista. Anche l'Ecuador come altri è un posto caldo dove i delinquenti dilagano, sembra sempre che alcune cose succedano solo agli altri, ma quando ti tocca…
La serata la passo in compagnia dei miei amici italiani e devo dire che mi serve molto, parlando di altro riesco pian piano a pensare ad altro e a distrarre l'attenzione sul dolore che non capisco se è fisico o psicologico.
Dopo cena mi fermo fino alle 3 del mattino a riflettere sul mondo del cioccolato con Silvio, parliamo molto, in fondo ci stimiamo e lo sappiamo entrambi. 

29 Settembre 2011

Stamani mi ritorna un pò d'angoscia, per fortuna che ho una giornata densa, con molti incontri, infatti già di buon'ora, mi chiama Fernando per dirmi che alle 10 trovo il pick-up all'hotel che mi porta da lui.
In orario svizzero il mustachito mi prende e inizia a parlarmi di bordelli, musica a palla, birra corona in mano … sto tranquillo solo perché è un amico fidato di Fernando (ma non so se faccio bene).
L'incontro con Fernando è meraviglioso, parliamo di affari e pur essendo solo la 3° volta che ci vediamo, sento che per certi versi ci vogliamo bene; Fernando ha circa 55 anni, forse 60, e vede in me una 2° generazione, vede la giovinezza che lui sa di non avere più dalla sua parte, ma se parliamo di grinta nulla manca.
Io lo adoro, è un amico, un padre e soprattutto un esperto grande gerente d'impresa, una persona che nella sua vita ha resuscitato una serie di importati aziende.
Mi confido, gli confido segreti sulle mie perplessità, sul futuro che non ho mai detto neanche a mia moglie, sarà la distanza, ma di lui mi fido.
Pranziamo assieme in un ristorante italiano che se fosse in Italia avrebbe almeno 2 stelle Michelin, appena entriamo una foto dello chef con Gualtiero Marchesi ad attenderci, tv italiana in streming e un brano della Pausini.
Faccio uno dei migliori 5 pranzi della mia vita, tolti quelli di mia mamy, e il caffè ...ricchissimo come dicono qua, cioè da leccarsi i baffi (cosa che io mi guardo ben di conservare). 
Nel viaggio di ritorno mi parla di un progetto dove vorrebbe coinvolgermi nel fare una società a mio brand in Ecuador per produrre pralineria top quality. 
La cosa mi affascina, lui guarda caso domani ha una riunione con il suo capo e allora per oliare meglio la cosa gli regalo le ultime 6 tavolette che mi ero portato dall'Italia… incrocio dita di mani e piedi. 
Fernando "confio en ti" confido che la tua grande esperienza possa coinvolgermi in una nuova impresa! Credo che prima di partire ci rivedremo. 
Rientro in hotel, doccia veloce, sto per uscire, ma danno fast and furious in spagnolo... e chi se lo perde.
Dopo 2 ore di adrenalina pura, tra Toretto e O'conner, mi vesto e scendo, stasera riunione importantissima con Liz il segretario della IILA per parlare di un progetto, che se va in porto, cambierà per sempre i rapporti tra campesinos sud americani e cioccolatieri italiani e indovinate un pò... io sono una chiave di volta molto decisiva… che soddisfazione e ogni tanto una pacca sulla spalla me la dò davvero.
Scendo a cena con Liz e Naomi, ma più che altro parliamo di lavoro, poi finito il tutto in un atmosfera da October Fest, Liz si sbottona un pò e iniziamo a parlare di tutto, le nostre famiglie, la vita  professionale... potrebbe nascere una bella amicizia. 

30 Agosto 2011

Stamani mi incontro con Annie, una cara ragazza che fa dei dolci bellissimi e vuole che io gli insegni a decorare in modo più artistico, ma prima voglio sentire via skype le mie 3 piccole a casa, mi mancano un pò.
Ci vediamo alle 9:00 sul lungomare, ma come sempre questi latino americani hanno un fuso orario tutto loro e infatti dopo 45 minuti di attesa arriva, parliamo un pò e dopo mi chiede se voglio andare a vedere il suo laboratorio di pasticceria, così per darle qualche consiglio, mi pare un'ottima idea, salgo in macchina e vado con lei; il laboratorio è piccolissimo 20 mq appena, è un pò incasinato, ma la sfida di questa ragazza mi convince; lei è perito economico industriale, una che sa il fatto suo, ma a 30 anni ha deciso di rimettere in ballo la sua vita per fare ciò che amava, la pasticcera, le dò molti consigli e lei si appunta tutto, cose semplici, pratiche che per me sono una banalità, ma lei che è pasticcera autodidatta drizza gli occhi ad ogni mia uscita.
Ceniamo con Joice de Ginatta, una ricca faccendiera sposata con un italiano, una vera forza della natura, lei è stata anche gerente dell'ambasciata italiana in Ecuador, certo oggi non ha più 20 anni, ma la sua intuitività e la sua tenacia la rendono un interlocutore credibile e interessante, lei è stata la prima in Ecuador a sostenere il cambio di moneta, insomma non proprio una qualunque.
Dopo cena registriamo alcune interviste per una radio locale dove trasmette Giovanni, ci chiedono un pò cosa sia significata questa missione, e soprattutto perché dei cioccolatieri italiani si devono interessare al mondo della cooperazione economica.
Il pomeriggio è un pomeriggio di affari, molti incontri e uno su tutti la cena con Fernando.
Passo a prenderti alle 20:00 e in perfetto orario sta volta Fernando e la sua stupenda moglie (di 50 anni ...non pensate male) mi passano a prendere, io sono vestito un pò informale, loro tiratissimi, dico subito "desculpa mi camiseta", che vorrebbe dire "scusate se sono vestito da barbone", mi sale un pò di tensione, soprattutto quando arriviamo al ristorante, un club esclusivo con soli 200 membri (in una città con più di 3 milioni di abitanti) i quali per potersi affiliare pagano 50.000 dollari... avete capito bene 50.000 dollari ! E io lì come un pirla.
Fernando è magico, ogni sua parola mi incanta, ma soprattutto sa farti stare a tuo agio, anche se non ero abbigliato per l'occasione lui e la moglie mi hanno fatto sentire a mio agio, abbiamo parlato, riso molto, ma soprattutto ci siamo accordati per un affarone, aprire il mio primo punto vendita in Ecuador... si io e lui assieme !!! wowwwwwwwww !!!

31 Agosto 2011

Siamo al fatidico giorno X, il giorno che vale un anno di lavoro, oggi inauguriamo il centro di acopio di Babahoyo, in effetti è un inaugurazione zoppa in quanto non tutte le opere sono ancora pronte, ma lo saranno tra poco, entro fine anno.
Partiamo un pò in ritardo, timorosi per la notizia di sciopero dei camionisti sentita alla radio, qui se ti va bene si mettono di traverso e chiudono la strada, se ti va male, ...meglio non pensarci.
Arriviamo dall'alcaldesa Karla Chavez, bella, bellissima e intelligente, una donna vicina alla gente che vuole nel suo mandato fare di Babahoyo uno dei posti simbolo dell'Ecuador, gli parliamo a lungo sullo stato dei lavori del centro e lei si appunta tutto, telefona in diretta al direttore dei lavori per chiedere spiegazioni, è un vulcano in eruzione.
Il suo intervento sblocca molte cose, la gente al suo comando si rimbocca le mani e inizia a lavorare, oltre ad essere intelligente e bella capiamo che ha anche gli attributi.
Arriviamo al centro ed è già tutto pronto per l'inaugurazione, qui le inaugurazioni le vivono sempre alla grande, qui è un successo sociale fare qualcosa di nuovo.
Prende la parola il rappresentante dei campesinos che, commossi per l'opera che gli abbiamo realizzato, ci ringraziano; subito dopo mi danno la parola e anche io, un pò emozionato, spiego loro perché questo progetto è così importante, cosa voglia dire per noi cioccolatieri avere un rapporto diretto con il produttore, cosa vuol dire lavorare sulla qualità del cacao per ottenere un cioccolato di qualità, il mio intervento è un tripudio di applausi soprattutto quando gli dico che se loro faranno le cosa fatte bene, allora noi gli daremo un benefit sull'acquisto, ovvero un premio in percentuale al prezzo di acquisto per ringraziarli del loro operato. 
Parla Silvio e Liz, ma qui la vera star è di nuovo l'alcaldesa Karla, lei ha davvero qualcosa in più, anche io che non sono spagnolo e non capisco tutto ciò che dice mi commuovo, non riesco a trattenere l'emozione nel sentire la sue parole, parole di speranza, parole di amore, questo è il sindaco che tutti noi vorremmo.
Finito il tutto, mentre la gente si avvinghia sul buffet, io e Liz parliamo con Unocace, l'associazione di secondo livello che andrà a lavorare nel centro per il primo periodo, fino a quando i campesinos babahoyensi non saranno in grado di arrangiarsi.
Ritorniamo e la sera la passo tranquillo, mangio poco perché all'indomani mi aspetta un viaggio a Quito, capitale dell'Ecuador a 2800 metri famosa proprio perché quando si sale lassù il primo giorno è devastante dal male alle gambe, alla pressione alle testa, dal senso di pesantezza, alla nausea.

01 Settembre 2011

Appuntamento con Naomi e Liz alle 6.30 mangiati, io ci sono, Naomi pure... ma manca sempre qualcuno.
Siamo in ritardo per prendere l'aereo per Quito e Naomi che si lascia prendere dal panico, chiede 20 volte al tassista di fare in fretta, in realtà neanche a me piace arrivare all'ultimo, mi mette ansia.
Volo molto turbolento tra le montagne andine, appena scesi ci beviamo subito un mate di coca, se non sapete cos'è, è un infuso di foglie di coca, si proprio di quella coca... mi spiegano che la coca non è cocaina e che in molti stati è consentita.
Questo infuso che dovrebbe aiutarci nel metabolizzare l'altezza, però non è che faccia molto, infatti tutti i sintomi si propongono appena usciamo dall'aeroporto.
Andiamo a incontrare i rappresentanti locali dell'iica, in particolare qui il direttore è un Venezuelano agronomo che se ne intende alla grande di cacao, tanto che ci fermiamo a parlare assieme di barlovento, di chuao, etc etc, gli altri nostri interlocutori un pò si spazientiscono perché con lui in realtà dobbiamo parlare di un grosso progetto finanziato dai fondi CAF, un progetto da oltre 1 milione di euro che mi vedrebbe impegnato assieme a tutta la Fine per 3-4 anni nel sviluppare 4 centri di Acopio di cacao fino de aroma nei paesi andini di Perù, Ecuador, Bolivia e Colombia... un'esperienza che non vorrei farmi scappare.
La riunione va bene, ma ancora meglio va quella in ambasciata dove il direttore ci accoglie a braccia aperte dimostrandosi molto disponibile ad aiutarci in tutto ciò che riguarda il cacao! Tra l'altro lui è un grande appassionato e sapendolo, non potevo che portargli 2 delle mie tavolette più di successo, la Porcelana e la arriba, proprio fatta con cacao della regione di Esmeralda nel nord dell'Ecuador.
La sera e il giorno dopo la passo in giro per Quito, un pò a leccarmi le ferite dell'aggressione, un pò contento di non avere mollato tornando a casa, gli incontri più interessanti li ho fatti come sempre quando non mi aspettavo di farli e questa posso tranquillamente dire che è stata la missione con maggiore successo tra le tante oramai fatte.
Ritorno in Italia, felice perché non passeranno tante settimane e ritornerò di nuovo qui tra amici vicini e ricordi lontani.

Mirco