Viaggi

"lo mejor" PerĂ¹ Pangoa Chuao e Caracas

28 Novembre 2011

Parto temprano da Bogotà e arrivo a Lima in un volo comodo. Non so come, ma mi hanno dato un bussiness class, la prima volta della mia vita ( anzi no ma l'altra era in un md80 Alitalia ). Mi portano di tutto e di più, mancano solo le sedie in pelle umana e le hostess in topless. Non vorrei mai smontare! Poi alcune turbolenze e vuoti d'aria sopra la Cordigliera Andina mi ricordano che a terra tutto sommato si sta meglio.
Le montagne che ti portano a Lima sono fantastiche, uno spettacolo puro.
Arrivo nell'hotel dopo che un tassista mi “ ruba” 75 dollari. Ad attendermi 20 bandiere di tutti i paesi ( d'altrone è internazionale ), peccato che sono le bandierine delle feste dalla Mc Donalds. L'hotel è modesto: connessione internet pessima e tv con 2 canali. Sento addosso il clima anni 60 dell'Italia, mancano solo una lambretta e un film in bianco e nero di Fellini.
Alle 13.00 inizia la nostra riunione. Da una parte io con l'equipe formata da Eduardo, Margot, Elena, Segundo e Pedro. Dall'altra una serie di persone che si alternano da quelle interessate a commerciare con l'Italia, a gente che necessita del mio aiuto per istallare della macchine. La riunione procede ed inizia a sorgermi il dubbio che tutti siamo qui, ma che nessuno veramente sa per cosa; infatti tanti buoni propositi, ma nulla di concreto.
Inizio a chiedermi chi siano le persone della mia equipe, perchè vedo nei loro occhi smarriti una domanda “ cosa faccio qui?”... la stessa domanda che vorrei fare io a loro.
Finalmente la sera prendiamo il bus per Pangoa. Lì so perfettamente cosa fare e qual'è il mio ruolo! Pangoa è una coperativa di Cacaoteros del sud del Perù, dove a loro devo vendere un impianto per il cioccolato. Io non vendo impianti, ma posso aiutarli a trovare uno buono ad un buon prezzo, proprio grazie alla mia esperienza.
Viaggio con un bus che sembra buono, ma così non è: iniziamo con 1 ora di ritardo, poi con l'aria condizionata rotta, da ultimo il conducente viene fermato dalla polizia e viene riscontrato ubriaco... Bhè oltre a rompermi le scatole per la sicurezza perdiamo 2 ore per il cambio di autista, viaggio di 15 ore. Non arriviamo mai, mi sto già pentendo di questo viaggio in Perù.
Arriviamo all'hotel in un mototaxi: una moto con dietro 2 posti a sedere, una cosa tra un'ape e una portantina cinese.
Arrivati all'hotel la signora mi chiede un autografo, mi guardo stranito, lei sa già tutto di me... “record guinness”... Mirco record guinness sembra una fans di Nek. Gli faccio l'autografo al volo, perchè mi imbarazza tantissimo. Non so se essere felice o furioso anche qui niente internet....
Inizia la riunione con Pangoa. Alvino Nunez fa gli onori di casa, arriva un consigliere e poi il tecnico del cacao e altre persone iniziano a presentarmi la cooperativa e il loro organigramma; mi sembrano molto ben attrezzati e ben piantati, hanno persone che si occupano di credito, di formazione e di tutte le altre cose.
Andiamo a fare un giro nel loro centro di Acopio. Da prima quello del caffè, che in realtà non è altro che un magazzino dove insaccano il cacao che arriva già pronto; poi il centro di Acopio del cacao, sarà che è il mio lavoro, sarà che per loro è un lavoro iniziato da meno tempo rispetto al caffè, ma vedo mille difetti. Parlo molto e gli do molti consigli. Iniziano a chiedermi dell'impianto ( vero motivo della visita ) e finalmente arriva la directora, la signora Esperanza Dionisio. Ritorniamo in ufficio per parlare dell'impianto, gli faccio vedere il mio studio che ho elaborato; in realtà gli ho messo giù 2 piani: uno più economico, uno più caro. Pangoa è una realtà bellissima e le persone sono davvero disponibili, in particolare Albino, che pur essendo molto giovane, ha le idee chiare. Tutto sembra concludersi bene, sono già passate 6 ore e il tempo è volato. 
Mangiamo assieme, io un piatto di frutta e un platano maduro. Cerchiamo di terminare presto perchè dopo abbiamo un altro appuntamento con il signor Roberto, un rappresentante di un'altra associazione di Cacaoteros della zona. Lui è decisamente più piccolo e appena entriamo vedo subito un sacco di cacao davvero in male condizioni. Parliamo un pò e dopo che gli dico franco che il suo cacao non mi piace, estrae da un sacco un pugno di cacao meraviglioso. Che aspettava per farmelo vedere?! Questo è davvero uno dei migliori cacao: piccolo segno di criollo. Continuiamo più interessati fino a dopo mezzanotte, la stanchezza mi sovrasta e devo salutarlo.

29 Novembre 2011

Ci alziamo come sempre presto, facciamo una colazione di frutta e andiamo in satipo per prendere il nostro bus di ritorno ( già sto sudando freddo per il viaggio di venita delle 15 ore e non oso immaginare ).
Saliamo velocemente e mi addormento stanco. Dopo soli 100 km mi accorgo che mi hanno rubato la macchina fotografica... Nooooooooooo! Inizia a battermi il cuore a mille, assieme alla macchina avevo un hardisk con praticamente tutta la mia vita dentro!
Il resto del viaggio è solo bestemmie e tanti luoghi comuni. L'autista non aiuta, io gli dico che la colpa è anche sua perchè il bus è un espresso e quindi non dovevano far scendere nessuno nel tragitto. La lingua non aiuta, forse non mi spiego bene, ma soprattutto penso che chi non ha orecchi per intendere non intende.
Che palle, la mia macchina, che palle!
Arriviamo a notte. Il viaggio, a parte il furto, è meglio. Passiamo per un passo bellissimo a 4800 metri “ il passo del ticlio”.

30 NOVEMBRE 2011

Stamani dobbiamo andare a far denuncia dai carabinieri, all'agenzia di trasporto, abbiamo una riunione in Sierra Esportadora ( l'agenzia del governo per le esportazioni ). 
Qui sono molto lenti, i polizziotti non mi aiutano. Finalmente arriva un ragazzetto che mi dice: “tu sei uno straniero che è venuto ad aiutarci, dobbiamo assisterti, non è possibile questo atteggiamento. Vieni con me!” Mi porta nell'ufficio di attenzione al turista. Lì è tutta un'altra musica. Mi aiutano e trovo un appoggio nell'agente Eric.
Finita la denuncia, siamo in Sierra Esportadora. Una grande riunione parte della quale in video conferenza con il tecnico del cacao a livello nazionale. Tutto molto bene, gli calo l'asso di coppe e gli annuncio che vorrei fare una fondazione per aiutare i loro campesinos. Lo dico col cuore e con passione vera e loro credo lo percepiscano tanto che mi chiedono se il 15 dicembre potrei andare in una riunone in Rionegro. Gli dico no, ma questo mi da molto fastidio... vorrei andare! Mentre continua la riunione, cerco di convincermi di andare, ma questo vorrebbe dire rientrare a casa 6 giorni più tardi ( perchè dopo di qui andro in Venezuela e rientro il 12 dicembre ), ma non vedere per altri 6 giorni le mie bimbe, mia moglie, non potrei resistere.
Mi sento di schifo, sarebbe stato importante, ma non credo di aver chiuso una porta, credo che abbiano capito che io avrei voluto.
Ritorniamo all'hotel e finalmente con una buona connessione riesco a vedere Arianna e Marta… dopo 10 giorni le mie bimbe!!!!
Il pomeriggio ( un pò in ritardo ) mangiamo discutendo anche animatamete con il mio equipe su cosa facciamo per il futuro, perchè ancora non siamo costituiti e già abbiamo guadagnato la fiducia del Governo.
Il fine di serata è ancora nella compagnia del bus per vedere se riusciamo a recuperare la mia macchina fotografica. Arriviamo quasi vicini a un compromesso: loro pagherebbero una parte, ma in effetti non arriviamo a niente. 
Ore 11.59 partiamo per Trujillo a Casagrande. Domani visita alla fabbrica di zucchero.

1 Dicembre 2011

Il viaggio inizia a pesare, tanti giorni e tante notti insonni in autobus di quarta categoria. 
Arriviamo a Casagrande e ad attenderci una distesa immensa di canna da zucchero; non so quanti ettari possano essere, ma da un lato percorriamo più di 20 km prima di vederne la fine. Arriviamo allo zuccherificio e come tutti gli altri si distingue per il forte profumo di melassa e per quel fumo nero che sale forte spinto dal vapore. Non è il primo che vedo. Prima di questo avevo visto Valdez in Equador, ma questo è davvero immenso.
Il mio arrivo è come l'arrivo del messia. Loro attualmente non stanno vendendo in Europa e un compratore europeo lo vedono come un profeta di saggezza. Mi ascoltano intimoriti, sanno che il nostro mercato è esigente e non sanno come rispondere per paura di fare figuracce.
La giornata passa veloce. Verso sera ci sediamo a casa di Margot e parliamo un pò della fondazione che vorremo fare in Perù. Il tema ci appassiona e se ne volano 3 ore senza neanche ce ne accorgiamo. Io devo rientrare verso Lima e lasciare i miei nuovi amici. Mi spiace, ci abbracciamo forte sapendo che non è e non deve essere un addio, se non un arrivederci a presto.
Prima di partire con l'autobus Margot mi porta in una pasticceria dalla signora “ Carmencita” a mangiare un dolcetto, riso col latte e amarene ( o qualcosa di simile). Dio mio che buono! 
Saluto la compagnia e via verso Lima.

2 DICEMBRE 2011

Il viaggio ritarda un pò, tanto che appena arrivato me ne vado in hotel a dormire 2 orette. 
Oggi che è l'unico giorno un pò libero e vorrei approfittare per sentire casa, per vedere se va tutto bene, ma ancor prima di aver finito il mio riposino mi chiama Pedro per vederci: “Mirco illego en el hotel en 15 minutos”. Cosa potevo dirgli se non che l'avrei aspettato a braccia aperte?!
In realtà sono contento di vederlo, Pedro oltre ad essere una persona molto educata, gode della conoscenza di politici locali anche a livelli alti. Capisco con lui che l'idea di fare una fondazione è quella che ha colpito di più e per la quale tutti i membri dello staff vogliono lavorare.
Pranziamo assieme. Finalmente trovo un piatto di yoca fritta e inizio ad apprezzade la chica morada: una bibita fatta di mais nero seccato, con l'aggiunta di un pò di ananas. A vederla sembra vino rosso e invece.
Il pomeriggio lo passo in alcuni negozi di macchine fotografice per vedere se magari hanno già la mia macchina rimessa in vendita. Macchè... neanche l'ombra. Mi mangio dei cifles e vado a dormire. Domani si parte per Caracas alla ricerca dell'originale cacao porcelana.

3 DICEMBRE 2011

Mi sveglio con una strana voglia di torta di mele. In realtà ce l'avevo già ieri sera. 
Esco e cerco per le trade di Lima questo prelibato e semplice dolce. La sera del mio arrivo avevo  visto un ragazzetto con una bici-negozio che le aveva. Faccio appena 2 quadre, ma non vedo nulla. Prendo un taxi e vado all'aeroporto di Lima: grazioso e molto rapido nei suoi vari passaggi.
Al controllo passaporti mi chiedono il fogliettino di ingresso. Merd... non ce l'ho... era nella borsa della macchina fotografica che mi hanno rubato. E ora?
“Ningun problema Don Mirco puede pagar 5 $”. L'energumero che sta al controllo passaporti mi dice che pagando tutto è possibile. Non ho ben capito se la cosa è in regola o meno, ma non ho voglia di pagare e allora tiro fuori la denuncia di furto, gli racconto la storia di mia mamma e poi di mia nonna, gli dico che ho un fratello in sedia a rotelle da andare a prendere urgentemente... Mentre non mi vede mi strifino gli occhi per lacrimare un pò: “funziona”! L'incredibile Hulk andino si commuove e mi lascia passare. Adesso subito una preghierina a nostro signore per scusarmi di aver imbrogliato.
Alle 18.00 arrivo a Caracas ( Venezuela ) dove ad attendermi ci dovrebbe essere Stefano, un mio dipendente che ha voluto venire con me nell'ultima parte del mio viaggio per poter carpire qualche mio segreto sul cacao. Non so se vorrò dargliene molti, l'esperienza conta e costa.
Con lui aspettiamo Cattabriga, il direttore della camera di commercio venezuelano italiano, un signore fantastico che però non si vede per ora. 
Dopo 1 ora, con una tranquillità tutta latina, mi sento toccare la spalle: “Mirco... e allora” e allora stavo quasi per andarmene a piedi. Vorrei dirgli ma è tanto gentile che l'unica cosa che riesco a fare e abbracciarlo.
Mi cambia subito un pò di Bolivari al cambio nero. Qua funziona così, c'è il cambio ufficiale a 6 bolivari ogni dollaro e il cambio nero a 11 bolivari.
Lui sta aspettando anche sua moglie che arriva dalla Spagna. Intanto io e Stefano ci mangiamo un arepa all'arepa grill: una sorta di autogrill – Mc Donalds dell'arepa.
Arriviamo all'hotel Continental dove ad attenderci c'è Benji Price, un portiere che potrebbe essere bravo ma che in realtà non lo è. Ci fa attendere 42 minuti per darci una chiave per la camera “un ratito segnor degame verificar”. “Degame verificar”. Che cazzo deve verificare a quanti anni mi sono venuti i peli sul petto cribbio?! 
Stefano è capottato, giustamente sta sentendo il fuso orario ( ora sarebbero le 4 in Italia ).
In compenso lo sfigatone ci da una suite, che a dire il vero non è altro che una camera normale di un 3 stelle italiano, ma piuttosto che la solita camera dell'anno scorso dove c'era solo acqua fredda e lenzuola sporche…

4 - 5 Dicembre 2011

Alle 4 siamo già in piedi. Il nostro favoloso hotel non gode nemmeno di una connessione internet ( volevo scaricarmi la posta ).
Viene a prenderci per il viaggio a Chuao – Choroni Anja, la quale con una Lancia ( una barca ), ci porterà nell'isola del cacao bianco. 
Il viaggio è una vera e propria odissea. Siamo imbarcati su una piccola Lancia del signor Domingo: un motoscafo preso a noleggio. Oggi tra l'altro c'è una sorta di riunione di capi di stato latino americani e c'è una forte paura di attentati terroristici. Ci dirigiamo quindi via terra a Barlovento, en Rio Chico: la zona da dove arriva il cacao carenero superior che proprio il mese scorso abbiamo importato. Il viaggio è tranquillo, in un taxi “de confienza”, ovvero un taxi sicuro, perchè a destra e a manca ci dicono tutti che il Venezuela oggi è il paese più pericoloso del mondo.
Il tassista si ferma a far benzina “10 CENTESIMI DI EURO AL LITRO”! Quasi quasi lascio qui tutte le valige e me ne torno in Italia con 2 taniche da 60 litri.
Arrivati a Barlovento la prima cosa che notiamo è che tutto è sott'acqua. Il Rio Chico, fiume imponente, l'anno scorso aveva rotto gli argini e ancora oggi non sono stati riparati. Nonostante non siamo in epoca di inverno ( la loro epoca delle piogge ), qui sta piovendo comunque molto, infatti appena arrivati all'azienda “mis poema” dalla signora Amanda, riusciamo a malapena a smontare dalla macchina che scende un nubifragio incredibile.
Appena smesso finalmente io e Stefano ci addentriamo nella finca. Non è molto ben tenuta, poco produttiva; credo ad occhio e croce che non arrivino a 300 kg per ettaro. Più andiamo verso l'interno, più le zanzare e i moscerini ci divorano. L'amico Simon che ci sta guidando se la ride dicendo: “sentono che è arrivato sangue freso”. Per questo che sono accorse in massa. Il problema è che con tutta quest'acqua stagnante i moscerini vanno a nozze.
Raccogliamo anche una ventina di cabosse, in realtà ce ne servirebbero di più, ma non resistiamo a tutte queste punture.
Entriamo nell'azienda. Loro non solo producono cacao, bensì hanno anche una loro produzione di cioccolato. Simon è ingeniere ( oltre ad essere marito della figlia della padrona ) e si costruisce le macchine da solo.
Dopo un breve assaggio dei loro prodotti mi fa vedere la sue macchine, quelle costruite da lui: un vero e proprio archimede delle macchine del cioccolato. Piccole presse per burro, concatrici, temperatrici, macchine piccole con tecnologie semplici, ma che danno risultati ottimi.
L'azienda Mis Poemas sta tra l'altro ampliando la produzione mettendo in piedi una fabbrica da 800 mq in grado di lavorare 1500 kg al giorno.
La macchina che più mi impressiona, dopo la pressa per burro, è la millennium: una macchina in grado di raffinare in un solo passaggio il cacao da nibs a 20 micron. 
Si fa sera e mi accompagnano in un hotel gestito da un certo Muzzone, un signore italiano. L'hotel è bello e invito Simon e la moglie a mangiare con noi.
Io visto il ristorante e visto che lo chef è un Colombiano ( niente contro i Colombiani, ma spesso mi è capitato di non mangiare bene in Colombia ), preferiso prendere della frutta; gli altri mangiano un lomito al pepe.
Papaja, melone e ananas congelato... ma come cribbio ancora sciroppato ma congelato: che schifo! La mia concezione sui cuochi colombiani non cambia. Protesto e il tipo mi sconta il piatto di frutta.
In tutto questa situazione però con Simon concepiamo una macchina alternativa, in grado di passare dal nibs al cioccolato in meno di 10 minuti. Lui ride e mi dice che sono un genio. Io rido e gli dico altrettanto, potrebbe essere nata una bella amicizia.

6 DICEMBRE 2011

Ancora frustrato dalla cena in hotel degna della migliore scelta bo-frost, ci prepariamo per rientrare a Caracas, ma una telefonata ci cambia di nuovo i piani: Simon che doveva accompagnarci non può uscire di casa a causa dell'innalzamento dell'acqua durante la notte. Che facciamo? La situazione è difficile, perchè continuano tutti a dirci di non uscire dall'hotel, che questo posto non è sicuro. Con un taxi ritorniamo passando per una strada alternativa, piove a catinelle ( o meglio a secchi ). Siamo bagnati come 2 pulcini. Arriviamo a Caracas stanchi e con una fame immensa. Tempo di appoggiare le valige all'hotel e ci precipitiamo da TGI fridays: la catena di ristoranti newyorkese dove oltre al solito hamburgher si mangia anche qualcosa di più... ma noi giù di hamburgher e patatine.
Io non sono un fanatico di questa cucina, ma ogni tanto mi pizzica la voglia di mangiare qualcosa di pasticciato, qualcosa che non mangerei, ma in quell'occasione… so già che me ne pentirò! Salse e salsine daranno vita nella mia pancia a venti petulanti con scariche da nord est... però a dirla tutta “chissenefrega” e tutto attaccato! 
Il pomeriggio ce lo passiamo a riposare in hotel. Siamo stanchi. Io per altro sono molti giorni che sono fuori dall'Italia e sento il peso del viaggio.

7 DICEMBRE 2011

Suona la campanella e giorno libero!
Oggi con le mie new ballance, jeans e polo con il colletto inamidato mi spetta una bella passeggiata all'Avila: la montagna che sovrasta Caracas. Con Stefano siamo diventati esperti nel contrattare i taxi, infatti dal primo giorno riusciamo a spuntare prezzi del 70 %  in meno. Arriviamo ai piedi della grande montagna e con un teleferico saliamo fino alla vetta. Da su c'è una vista meravigliosa: si vedono le piantagioni di eucalipto e l'aria è più pulita. Nella  sommita c'è un piccola camminata di 500 metri che dalla fermata della funivia ti porta ad un hotel di 25 piani: un vero e proprio insulto alla natura... enorme e udite udite… chiuso! Una cosa così cemento e lacrime... ormai che è fatto andava sfruttato cribbio! 
Stefano non resiste e si fuma una sigaretta, qui è proibito, ma lui da turco se ne frega.
Ritornando notiamo ancor meglio quanto sia imponente la funivia; ci sta circa 30 minuti, credo sia la funivia più grande del latino america.
Il pomeriggio lo passiamo in un mercatino delle pulci o meglio dei negroni: “ senor “ senor “ senor “ ti strattonano di qua e di là per venderti un paio di scarpe tarocche. Io da buon bellunese patria dell'occhiale mi compero un “rey bam”, il fratello povero dei più famosi ray ban... udite un pò: 10 centesimi e col sorriso.

8 - 9 DICEMBRE 2011

Questi due giorni sono in preparazione al Chocovenezuela. Dapprima visitiamo una scuola del cioccolato diretta dalla signora Marlene, un ex tecnico della Nestlè che ne sa un pacco. Dalle prime risposte che mi da, capisco che la esile Marlene sotto sotto è una roccia di cultura sul cioccolato. Lei mi porta anche a visitare la fabbrica di Cacao Real: un impianto gigantesco in grado di produrre più di 40 tonnellate al giorno di prodotto. A me la tecnologia e le macchine industriali piacciono almeno quanto il lavorare artigianalmente. Sono e resterò artigiano, ma proprio per questo intuisco che dietro a quelle macchine c'è qualche artigiano costruttore che ha perso tempo e sudore.
Marlene resta affascinata dalle cose che le dico tanto che mi invita ufficialmente a ritornare in Venezuela a maggio. Lì per lì non so cosa dire, sono già full di cose, devo andare a Sao Tome in febbraio e a Lima in gennaio... e poi Dubai e New York. Alla fine non riesco a far altro che dirle di si. Speriamo che sta volta mi segua anche mia moglie, così non la lascio sola a casa e passiamo una settimana assieme tra lavoro e vacanza.
Marlene vorrebbe io facessi il presidente di una commissione di giurati di una competiziona nazionale di pasticceria; ruolo importante e difficile, che però mi affascina.
Il resto del tempo per arrivare a venerdì pomeriggio, ora di inaugurazione dell'evento, lo passiamo tra radio capital, televisioni come canal i, periodici come el mundo. Insomma un'attesa febbrile che si inizia a far sentire. Io sono l'unico ospite straniero e la stampa mi insegue. 
A canal i parliamo anche di una possibile collaborazione per fare un programma per tutto il latino america sul cacao. Io ne sarei il conduttore...mmmm me gusta! 
Ore 14 in punto arriviamo al palafiere, ma appena smontiamo dal taxi, capiamo che qualcosa non va... due passi in più e vediamo che tutto non va! Ora dovrebbero esserci le autorità ad inaugurare e invece tutto è in ritardo di almeno 2 ore... le ore diventeranno 3... alle 17.02 un attonito Cattabriga apre al pubblico l'evento. Mi stringe il cuore perchè so quanto la cavenit si sia impegnata, ma qua sti venezuelani sono così... fancazzisti!
La sera la passiamo a bere wiskey a casa di Andrea, un'amica che è venuta a lavorare per me in Italia e con la quale abbiamo mantenuto i contatti; io vorrei andare a dormire... domani è un gran giorno, ho ben 4 dimostrazioni.

10 DICEMBRE 2011

Mi sveglio e mangio una banana. Stefano se la dorme. Io sono teso... forse perchè sento su di me il peso dell'ospite d'onore... andiamo!
La prima cosa che faremo è intrattenere i bambini nel chocolaboratorio; ormai sapete che io da tanto tempo preferisco i bimbi ai grandi, non perchè siano più ingenui, ma sono più veri. Se gli spieghi qualcosa la apprendono e ti ringraziano, mentre gli adulti a volte hanno la faccia di gomma che ti verrebbe da strappargli un orecchio a morsi come Tyson.
Con i bimbi è un successone. Li faccio colorare con delle ganache al cioccolato e loro è più quella che si strafogano, che quella che usano per colorare. Vince Andrea, una ragazzina di 6 anni che ha disegnato una cabosse di cioccolato che sembra vera!
Alle 14 iniziano le degustazioni dal vivo. Parto io con “brunch al cioccolato”, voglio stupirli e infatti parto con l'asso di picche: aceto balsamico di modena con cacao su galletta di pane al forno.
Il pubblico è in disibilio. Li ho già conquistati e mancano ancora 4 prodotti. Affondo il colpo con un olio d'oliva del Garda dopo un museum con cacao venezuelano di Paria. Appena dico che il cacao è venezuelano loro si eccitano ed iniziano a fumargli le orecchie; sono pronti per la borra finale: panettone artigianale lievitazione naturale flambato con francelico nibs e cioccolato. La signora Maria quasi sviene, si appoggia alla spalla del suo amante ( o forse marito ) ed inizia a ruminare questo pezzettino di panettone: “tiene ancora?” “No signora, non ne ho più!” rispondo e lei giù ancora più convinta a ruminare e a non farsi scivolare via cotanta bontà. 
Come dicono alla scala, 3 minuti e 05 di applausi e tante strette di mano, ( bhe alla scala sono 11 i minuti ).
Dopo di me tocca a Stefano: lui è bravo, ma trema come una foglia! Una ragazza di nome Daniela gli fa da traduttrice, ma lui è na palla e lo dico perchè è un mio grande amico. Dormiamo assieme, ma il pubblico lo devi eccitare, mentre lui lo sta raffreddando. Dopo soli 5 minuti i 50 amici che gli avevo portato in dote dal mio corso, sono diventati 30 e dopo 20 minuti sono 15... lui è imbarazzato. Potrei intervenire, ma meglio che provi anche una sensazione così, lo aiutera a crescere! 
Dopo di questa, tempo solo per un respiro profondo, ci spetta la cucina dal vivo. Qui è impegnativo: devi lavorare e spiegare allo stesso tempo. La presentazione si chiama Chocolate y agua... se puede, ovvero come unire ciò che Dio separò. Tutti sanno infatti che non bisogna unire acqua e cioccolato, ma io so qualcosa in più e lo spiegherò.
Non c'è molta gente, quella nella cucina “en vivo” vorrebbe vedere come fare le ricette e cose del genere e la mia spiegazione è chimico teorica ( un pò pallosa a dirla tutta, ma io proseguo ). Termino facendo una mousse di cioccolato ed acqua, nulla di che, ma una cosa che pochi sanno fare; di solito lo faccio come ciliegina per quei pochi che davvero potevano capire questa lezione.
La gente assaggia la mousse e io mi sto già preparando ad andare via, quando un mormorio si leva. Uno va di qua, l'altro di là e in 5 minuti i presenti portano altrettanta se non di più gente ( amici che erano in giro etc etc ) e mi chiedono il bis, di rispiegare il tutto perchè secondo loro “eres algo de genial”, cioè “quello che ho fatto è geniale”.
Tutto è bene ciò che finisce bene. La sera me ne vado all'hotel da solo, per stefano ho combinato un appuntamento con una ragazza che gli piaceva... vedremo se ritornerà in Italia o se si fermerà in Venezuela con una venezuelana…

11 DICEMBRE 2011

Arriva il giorno di ritornare in Italia. Come sempre la voglia di ritornare c'è, ma anche il magone. Mi mangio un mango fresco e con lo sguardo infinito saluto tutti, baci e abbracci e me ne ritorno in Italia.

FINE

o quasi, perchè come sempre partire in aereo dal Venezuela è un'avventura più grande di quella nelle fincas di cacao: 4 ore in sala d'attesa perchè pensavano fossi un terrorista... 3 ore di ritardo d'aereo, un'Alitalia 767 con una televisione ogni 10 sedili ( ma questi quando li hanno costruiti nel 1800? ), una lasagna ( così la chiamano, che in realtà è pasta pasticciata del giorno prima ). Arrivo a Roma sotto fulmini e con dei vuoti d'aria che quasi quasi il meteorismo mi esce da sopra... e volo per Venezia con 6 ore di ritardo.

Cartello con scritto “Belluno mt 346 slm”: siamo arrivati! Latino america mi manchi e tornerò presto, ma adesso mi godo un pò casa mia!


Mirco