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Viaggio in Ecuador alla scoperta di Calceta e Babahoio

18 Luglio

Partiamo io e Silvio, con destinazione Ecuador. Siamo in missione per verificare le caratteristiche del cacao che ci fornisce Jorghe Felix da Calceta, e per siglare un accordo con l'alcaldesa di Babahoio, dove sorgerà il primo centro di accoppio fatto su standard qualitativi italiani.
All'aeroporto mi aspetta il cugino di Jorghe che mi porta in albergo, posto proprio in fronta al Malecon, una sorta di passeggiata dove il turista si piò rilassare, un pò come la Promenade des Anglais a Nizza, ma molto, molto meglio.

19 luglio

Alle 9,30 dopo aver fatto la miglior colazione degli ultimi 10 giorni, partiamo con la macchina di Jorghe per Calceta, ma prima di arrivare ci fermiamo per strada a vedere una competizione di motocross: era una vita che non ne vedevo più. Qui in Ecuador la gente è fantastica, e dopo 5 minuti tutti ti sono amici come lo fossero sempre stati. Qualcuno più temerario prova anche a mangiare un piatto di spaghetti (in Equador ?!) preparati dal mitico “CAPPO DI MANGI“ che in equatoriano non significa niente, e in italiano mi pare proprio una fesseria.
Alle 16 arriviamo a Calceta dove vediamo il centro di accoppio, una sorta di cozzaglia di tante cose: ci sono ben 6 tipi di essicatori diversi, dalla marchesina al gas. 
Su un'area centrale stanno costruendo una nuova serie di essicatori, sicuramente migliori dei vecchi, ma anche questi con alcuni difetti come la foderatura delle spalle in legno.
Passiamo poi alla visita di una serie di finche, la cui più interessante è sicuramente la finca sperimentale, dove assieme ad un'altra signora svizzera (a Calceta anche lei per conoscere il prodotto) possiamo capire tutti i tipi di clone presenti nella zona; unico inconveniente, una passerella che neanche Indiana Jones l'avrebbe fatta.
Arriviamo nel posto dove dormiremo: una casa sfarzosa di proprietà della sorella di Jorghe. Tutto bello, tranne il fatto che la sorella di Jorghe, visto che ha degli italiani a cena, e visto che questi italiani sanno anche cucinare, non perde l'occasione: in cambio dell'ospitalià, con gentilezza ci fa capire che vorrebbe mangiare un buon piatto di spaghetti. Sissignore, e quindi ancora lavoro.

20 luglio

Partiamo di buon ora per ritornare a Guayaquil dove ci aspetta Gustavo, per dirigerci a Babahoio dove lui e l'alcaldeza firmano un accordo per far nascere entro l'inverno un nuovo centro di accoppio per cacao. La progettazione e realizzazione è affidata a noi di Fine Chocolate.
Visto che siamo lì ci fanno visitare un pò Babahoio, il prato dove sorgerà il centro, e un posto chiamato Mata de cacao.
Lì incontriamo anche Giovanni Ginatta, un italo equatoriano che si occupa di portare avanti lo sviluppo di questo progetto.

21 luglio

Io e Silvio ormai stanchi e provati ci aspettiamo una giornata di riposo. Ma ecco che un pò per caso un pò perchè siamo degli instancabili lavoratori (un pò zucconi comunque), ci fissiamo altri 3 appuntamenti e visitiamo Ecuacocoa e Tulicorp: due aziende produttrici di cioccolato che per motivi diversi ci colpiscono. La prima è dotata di un impianto vecchio ma assolutamente impeccabile, la seconda è piccola e virtuosa.

22 luglio

E' giunta l'ora anche per noi di ritornare. Ma l'imprevisto è sempre dietro l'angolo, e partiamo con 1 ora di ritardo da Guayaqul verso Bogotà, da dove parte il nostro aereo per l'Italia. Appena sbarcati ci prendono e ci fanno diventare i Bolt dell'aeroporto El Dorado per arrivare in tempo ad imbarcarsi; stremati e con le gocce di sudore che toccano i calzini, arriviamo davanti all'imbarco dove una figlia di buona donna, con un sorriso a 40 denti tanto era largo, ci dice: “Spiacenti ma abbiamo già chiuso le porte!“. 
Ma come, l'aereo era ancora lì, per 1 minuto di ritardo lasciate a piedi 10 persone? Ebbene si, non servono nemmeno le urla di imprecazione. Hanno deciso di allungarci il soggiorno e che partiremo il giorno seguente!
NON CE LA FACCIO PIU' …VOGLIO TORNARE IN ITALIA !! 
Ci portano a dormine in un 5 stelle (figata direte voi); peccato che all'una di notte quando arriviamo le cucine siano chiuse, e ci danno per cena patate fritte e ketchup... e come se non bastasse l'acqua calda nella doccia non funziona! Allora mi chiedo: ma quelle 5 stelle non è che le hanno rubate da qualche musetto Mercedes?

23 Luglio

Ci riproviamo; sembriamo due cadaveri vaganti per gli aeroporti di Bogotà, Madrid, ecc. ecc.
Non posso dirvi che sia stato tutto facile da lì in poi, ma se vi scrivo è perchè in qualche modo sono tornato a casa!